Da montanari per forza a montanari per scelta
Da montanari per forza a montanari per scelta

Da montanari per forza a montanari per scelta

Che ruolo possono giocare le terre alte nell’affrontare il fenomeno dell’accoglienza di migranti forzati nel nostro paese? E’ stata questa la domanda alla base del progetto Migliora, finanziato all’interno del Programma “Torino e le Alpi” della Compagnia di San Paolo (2014-2016), generato da un progetto dall’Associazione Dislivelli, che in occasione della Giornata Internazionale dei Migranti ci preme raccontare.

Tutto è partito da una riflessione con i principali stakeholder del territorio piemontese sul possibile ruolo dei comuni montani nella gestione del fenomeno dell’accoglienza di richiedenti asilo, rifugiati e migranti sul territorio nazionale. Nel 2016 Dislivelli ha realizzazione una ricerca sul fenomeno attraverso l’analisi dei progetti di accoglienza montani piemontesi e liguri, individuando una serie di buone pratiche. Dalla ricerca è emerso che il fenomeno era in aumento, e l’accoglienza nei comuni di montagna contribuiva significativamente all’incontro tra esigenze dei territori a rischio spopolamento e quelle delle persone in cerca di futuro.

Migliora nasce come programma di capacity building nel 2017, teso a rafforzare le competenze e sostenere l’individuazione di soluzioni efficaci nel settore dell’integrazione di richiedenti asilo e rifugiati. Cerca di mettere in connessione le esperienze cittadine con quelle della provincia, in un’ottica metromontana: cosa può portare di positivo la montagna e cosa la pianura nell’inserimento nel mercato del lavoro? E nell’avvio di attività di impresa? E nelle soluzioni abitative?

Durante il corso degli incontri partecipati di Migliora diventa evidente che il nodo principale da sciogliere per sviluppare progetti di inclusione sui territori è quello del lavoro: non possono partire percorsi di integrazione se prima non si individuano soluzioni lavorative che riescano a dare dignità, soluzioni pratiche e consapevolezza del proprio ruolo ai nuovi arrivati. Nel 2019 parte Migliora2, una nuova stagione di incontri di capacity building sul tema del lavoro denominati, che mira a rafforzare le competenze dei soggetti non-profit, pubblici e for-profit attivi nell’incontro domanda e offerta di lavoro, rispetto alla gestione della popolazione straniera che affronta la procedura di asilo, così da favorire l’accesso di questo target ai servizi per il lavoro rivolti all’intera popolazione, di pede e di monte.

Nel frattempo in Italia entra in vigore il cosiddetto “Decreto Salvini su sicurezza e immigrazione” (Decreto Legge, 04/10/2018 n° 113, G.U. 03/12/2018), che limita la possibilità di utilizzare i fondi per l’accoglienza straordinaria dei richiedenti asilo in progetti di sviluppo territoriale, e molti dei progetti portati avanti in ambito montano, che cercavano di far incontrare la ricerca di futuro delle persone con le necessità di territori sempre più a rischio spopolamento, si arrestano. Nonostante questo l’azione di Migliora continua a proporre il suo sostegno, e molti dei progetti ante Decreto Salvini riescono a mettere radici in territori alpini che ne avevano profondo bisogno.

E’ il caso de “La volpe e il mirtillo”, nel Comune di Ormea, in Valle Tanaro (Cn), cooperativa agricola di comunità nata grazie al coinvolgimento di giovani richiedenti asilo che oggi si occupa del recupero di frutteti abbandonati, trasformazione dei prodotti, vendita e cura di sentieri e itinerari turistici, accanto alla manutenzione e pulizia dell’acquedotto comunale. O Terra Madre, progetto di agricoltura sociale per la valorizzazione dei territori liguri dell’entroterra genovese, dei suoi prodotti, portato avanti grazie all’accoglienza di persone provenienti da tutto il mondo che, nella terra, trovano un motivo di riscatto.

O ancora il progetto Bee my job, gestito dalla cooperative Gambalace di Alessandria, che organizza corsi di formazione di apicoltura sociale per creare opportunità lavorative per i beneficiari dei progetti di accoglienza, capace di creare reti lunghe che oggi dal Piemonte coinvolgono Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna. Abruzzo, Basilicata, Puglia e Calabria. E che in 5 edizioni ha formato 140 richiedenti e rifugiati e attivato 86 tirocini, che si sono risolte in 15 assunzioni.

Infine l’Associazione Morus Onlus, delle Valli di Lanzo (To), con 60 soci, per metà stranieri e metà italiani, impegnati nel lavoro di integrazione e è riuscita a creare il gruppo musicale CoroMoro, la squadra di calcio MoroTeam e ad avviare la sartoria MoroStyle, tutte attività ancora attive sul territorio.

Testo di Maurizio Dematteis

Foto di Valeria Scrilatti

Per approfondire:

  • Maurizio Dematteis , Alberto Di Gioia e Andrea Membretti, “Montanari per forza. Rifugiati e richiedenti asilo nella montagna italiana”, Franco Angeli, 2018
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