Intraprendere nelle aree interne: la soluzione è l’Economia Sociale?
Intraprendere nelle aree interne: la soluzione è l’Economia Sociale?

Intraprendere nelle aree interne: la soluzione è l’Economia Sociale?

L’Economia Sociale e Solidale potrebbe essere lo strumento ideale per la rigenerazione dei paesi delle aree interne: l’esempio dei Villages Vivants francesi lo dimostra

La crisi sanitaria mondiale dovuta al Covid-19 ci ha invitato e ci invita tuttora a ripensare il nostro stile di vita e di consumo.  L’ampiezza della pandemia e il cambiamento che essa ha provocato nel nostro rapporto con lo spazio fisico e sociale si è tradotto per molti in un desiderio di ritorno all’essenziale riportando sotti i riflettori i “borghi” di montagna. Oggi più che mai servono interventi rigenerativi e sistemici per contrastarne la tendenza all’abbandono e dare i giusti strumenti a chi ancora ci crede e vuole viverci o tornarci (in modo economicamente sostenibile ça va sans dire). Uno di questi strumenti è l’Economia Sociale.

I meccanismi dell’Economia sociale e solidale che favoriscono l’avvio di un’attività d’interesse generale

Nel corso degli anni si è diffusa una nuova economia presente sotto varie forme nelle aree più marginali del territorio e che si è dimostrata capace di rispondere ai bisogni dei cittadini, la cosiddetta Economia Sociale e Solidale. Le organizzazioni che la compongono sono variegate, dalle associazioni alle cooperative, dalle fondazioni alle società di mutuo soccorso, fino alle imprese sociali in qualunque forma giuridica, e tutte svolgono un ruolo significativo nello sviluppo dell’economia locale e nella creazione di opportunità lavorative.

Benché esista da più di vent’anni una Rete italiana di Economia solidale, manca in Italia un quadro normativo generale e una rete di sostegno (finanziaria ed istituzionale) all’ESS coordinata a livello nazionale. I Gruppi di Acquisto Solidale (GAS), i Distretti e le Reti di Economia Solidale (DES), il Commercio Equo e Solidale, l’Economia del Bene Comune, il Consorzio Assicurativo Etico Solidale (CAES), Banca Etica, ne sono alcune delle espressioni più conosciute.

Le principali spinte alla creazione di imprese dell’ESS nelle aree interne sono la mancanza di servizi, la risposta a bisogni specifici, la ricostruzione o il rafforzamento della comunità e il contrasto allo spopolamento. Il punto di forza dell’ESS la è possibilità di mescolare fonti di finanziamento interne (tra cui la filantropia, le sovvenzioni, le donazioni, l’autofinanziamento) ed esterne, a seconda delle fasi di vita dell’impresa.

Sono circa 20.000 le imprese sociali spesso di dimensioni piccole e scollegate tra di loro che, grazie alle reti del saper fare e dell’imprenditorialità sociale, potrebbero far leva sulle politiche territoriali e farsi notare dagli investitori (retail ed istituzionali) interessati alla gestione del risparmio privato in chiave sostenibile (SRI – Sustainable and Responsible Investment). Il punto di debolezza rimane tuttavia la poca alfabetizzazione finanziaria e la conoscenza degli strumenti giuridici da parte dei neo imprenditori.

L’Economia Sociale e Solidale in Francia

A differenza dell’Italia, in cui il desiderio di riconoscimento dell’ESS viene espresso dal basso e fatica ad ottenere un quadro normativo, anche solo regionale, la Francia ha una base istituzionale più favorevole per sostenere l’ESS, soprattutto da quando si è dotata di una legge nazionale (n. 2014-856 del 31 luglio 2014) relativa all’economia sociale e solidale che la riconosce e la differenzia dall’economia di mercato.

La grande presenza delle reti regionali di supporto favorisce un dialogo sempre più strutturato tra la società civile, le imprese dell’ESS, le autorità locali, lo Stato e le istituzioni, per esempio tramite i CRESS (Chambre Régionale de l’Economie Sociale et Solidaire) presenti in ogni regione. Come in Italia, il finanziamento dell’ESS si basa su un sistema misto che combina risparmi individuali, risparmi collettivi dei dipendenti, risorse istituzionali e pubbliche specializzate, Stato e Unione Europea.

Il settore che interessa il presente caso di studio è quello del commercio di prossimità nei centri dei borghi in via di spopolamento. In Francia, il 59% dei comuni rurali non ha più negozi locali e questi spazi commerciali sfitti contribuiscono al degrado dell’immagine e del dinamismo dei piccoli comuni. Nei piccoli borghi italiani la situazione è altrettanto preoccupante, in quanto dal 2015 lo spopolamento commerciale è cresciuto del 30% ed in 350 località non ci sono bar, negozi o farmacie, soprattutto nelle aree interne.

Al contempo in Francia, grazie alla mobilitazione dei residenti volontari in collaborazione con i comuni, molte iniziative dell’ESS riescono a rivitalizzare i luoghi abbandonati dal commercio tradizionale trasformandoli in spazi multiservizi (bar associativo, negozio di alimentari, locanda, caffè- concerto), fattore importante per la sostenibilità dell’attività.

L’esempio francese di Villages Vivants e l’investimento solidale

Per rilanciare l’attività commerciale di prossimità, la società fondiaria solidale Villages Vivants ha avuto l’idea di recuperare i negozi vuoti del centro borgo. L’impresa è partita da un esperimento locale nel dipartimento della Drôme per ridinamizzare il borgo di Crest (circa 8.000 abitanti). Il modello di Economia sociale e solidale di Villages Vivants prevede tre fasi:

  • Acquisto di un bene immobile, grazie in parte all’equity crowdfunding immobiliare sulla piattaforma Tudigo, nella fase di partenza.
  • Restauro dello stesso ed individuazione della destinazione d’uso a seconda dei bisogni (negozi, biblioteche…),
  • Affitto agevolato del bene per i beneficiari nei primi anni, lasciando loro così il tempo di raggiungere il break even.

Villages Vivants è composto da due enti:

  • Una società immobiliare: La SCIC (Società cooperativa d’interesse collettivo) offre la possibilità agli investitori istituzionali, agli operatori locali e ai cittadini di investire acquistando azioni e titoli azionari, bloccati per 7 anni e remunerati. È stata creata nel 2018 per sostenere progetti pubblici-privati responsabili.
  • Un’associazione che organizza eventi di sensibilizzazione per i cittadini, le collettività locali e i portatori di progetto.

Le reti dell’ESS

Il progetto Villages Vivants si pone l’obiettivo di aprire altre sedi nelle zone meno dinamiche di tutto il territorio francese e quindi, a regime, di funzionare come rete.

Il dialogo con le amministrazioni locali non è sempre immediato e condiviso, in questo senso il ruolo delle reti di sostegno nazionale e regionali dell’ESS è fondamentale perché esse mettono in luce positivamente le iniziative locali, riconoscendole a livello nazionale, per esempio premiando i più meritevoli (i Grands Prix de la finance solidaire).

L’accompagnamento e l’approccio partecipativo sono due caratteristiche delle organizzazioni dell’ESS che operano nella rigenerazione, qualsiasi sia la loro forma giuridica. Ma non tutte hanno le stesse opportunità (sia in Francia che in Italia), soprattutto in termine di fonti di finanziamento e richiedono tempo e competenze per reperirle e sfruttarle. Oltre alla missione e al luogo dove si svolgerà l’attività, la scelta della forma giuridica in partenza (che può evolvere o cambiare con il tempo) è molto importante ed è intimamente collegata ad un’idea pregressa di business.

Premesse allo sviluppo di un’idea di business

Il supporto all’imprenditorialità giovanile (e non solo) è una chiave per il futuro dei borghi, le amministrazioni locali devono cogliere quest’opportunità creando un contesto favorevole (es. agendo sulla fiscalità). Potrebbe essere inoltre pertinente allargare certe agevolazioni che riguardano per ora solo gli ETS non commerciali alle imprese sociali e cooperative. Altrimenti i progetti innovativi di successo per la ridinamizzazione delle aree interne rimarranno aneddotici e sparsi in modo disuguale sul territorio.

Occorrerà sempre di più la semplificazione dei decreti e dei rapporti tra i vari attori del territorio tramite una maggior collaborazione tra enti pubblici e società civile, imprese ed enti filantropici e tramite una maggior condivisione delle best practice (es. Mappa dei Tiers Lieux in Francia) e dei meccanismi attuativi tra Regioni (es. capacità d’interpretare i decreti e di attuarli in base alle specificità locali, riconoscimento di alcuni strumenti come le Asfo), per (re) instaurare un rapporto di fiducia, una conoscenza reciproca ed un costante apprendimento (ricordando il quarto principio della Permacultura: “Applica l’autoregolazione e accetta i feedback”).

Riconoscere la complessità significa riconoscere la necessità di cambiare gli standard e di aprire nuove strade e nuove mentalità. L’incremento di figure e strutture facilitatrici e accompagnatrici (tutor, community manager, rigeneratore urbano, fundraiser,…) è un dato rilevante di questo fabbisogno, in quanto sono in grado di offrire un’analisi sistemica e pluridiscipliare, un accompagnamento specifico e di creare relazioni.

Sull’autrice:

Auriane Borras, di nazionalità francese, è urbanista di formazione e fundraiser di professione. Da 7 anni è responsabile del Donor care e del Personal Fundraiser in una Onlus a Milano. Sensibile alla tematica della preservazione e del recupero del patrimonio, in particolare dei borghi in via di spopolamento, ha cercato di sviluppare un approccio pluridisciplinare alla cura del territorio all’interno della sua tesi di Master.

Rielaborato della tesi scritta nel 2020 con il Politecnico di Milano intitolata: “Il ruolo del Terzo Settore nella rigenerazione urbana: le prospettive del partenariato tra il settore pubblico, privato e finanziario solidale per la rivitalizzazione dei borghi in via di spopolamento”. Potete leggere l’intero elaborato a questo link.